Recensione 3H: E adesso: cosa ce ne facciamo di questa storia?

“A Place of Safety” è uno spettacolo che racconta i salvataggi in mare dal punto di vista dei soccorritori. Ma che cosa ci stanno raccontando veramente? Cosa si cela dietro le menti dei soccorritori? La narrazione si basa principalmente sulla comunicazione audio, che avviene anche nelle lingue natali degli attori, rendendo forti e spontanei i loro pensieri e sentimenti. In questi monologhi non si soffermano solamente sulle loro sensazioni ma rivivono le emozioni dei salvataggi e li raccontano in maniera indiretta. Tuttavia come mai hanno fatto questa scelta? Il drammaturgo, che si era imbarcato sulla nave ONG, riteneva non fosse giusto raccontare le storie delle traversate, quando lui stesso non l’aveva vissuta e neanche il suo pubblico. Però attraverso questa rappresentazione quale parte delle storie del Mediterraneo ci viene raccontata? In verità sono i migranti gli unici che stanno scappando? Lo spettacolo ci racconta un punto di vista delle attraversate insolito: non si concentra sulle difficoltà del viaggio terreno ma su quello che dovrebbe essere il cosiddetto “place of safety”, da cui prende il nome lo spettacolo. Ma che cosa possiamo considerare un “place of safety”? Secondo la legge europea si tratta di un posto sicuro in cui i migrati sono in salvo. Eppure tramite l’esibizione evince come sia difficile definirlo. Non si tratta del mare che viene descritto come “una grande fossa comune” ma allo stesso tempo neanche dell’Europa, che non riesce a garantirne l’integrazione e la sicurezza. La domanda che quindi la visione di questo spettacolo ci fa scaturire è cosa me ne faccio io con questa storia? Cosa ci faccio?

Francesca, Riccardo, Gabriele, Vanessa 3H Liceo Fermi