Recensione a “Matteotti (Anatomia di un Fascismo)”

(Foto di Antonio Viscido)

Il 29 novembre 2024, il Teatro Laura Betti di Bologna apre la stagione con uno spettacolo politico e austero. Il testo di Stefano Massini (regista) è portato in scena da Ottavia Piccolo, accompagnata dai Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo.

Con una sola persona sul palco e il supporto musicale di un’orchestra si prova a sviscerare l’inizio del fascismo. Parlandone tra noi del laboratorio, vedere arrivare tutta quella gente in un giovedì sera che si portava dietro la stanchezza della settimana, è stato come vedere riunita la comunità per, in qualche modo, farsi sentire.

Matteotti (Anatomia di un fascismo) è uno spettacolo che non ti lascia interrogarti da solo. L’intento sembra quello di volerci spiegare come ha fatto il fascismo a entrare nelle nostre case.
Nel testo di Massini spiccano frasi forti che potrebbero considerarsi punti chiave per comprendere il tono utilizzato nello spettacolo, per parlare del fascismo come a volerne studiare l’anatomia: “la malattia che ti uccide è quella che non hai sentito arrivare, è quella di cui magari hai anche riso”.

Non è certo uno spettacolo, questo, che si va a vedere per passare un’ora divertente, ma richiede, anzi, un certo impegno. Anche perché si tratta di uno spettacolo quasi spoglio, scarno, poiché gli unici oggetti che si vedono in scena sono dei blocchi grigi che vengono man mano spostati per creare una certa atmosfera e per dividere l’Orchestra dall’interprete. Sullo sfondo, poi, vengono proiettate delle parole e talvolta delle immagini. Anche Ottavia Piccolo, l’attrice protagonista che interpreta Matteotti, si aggiunge a questo insieme omogeneo indossando un tailleur color cremisi e interpretando il testo di Massini con austerità e compostezza, proprio come immaginiamo che dovesse doveva essere la personalità di Matteotti.

Questo è uno spettacolo che lavora per immagini, attraverso le parole ci spostiamo da una parte all’altra di Roma, arriviamo fin dentro il Parlamento. In un attimo, poi, siamo la moglie di Matteotti che non lo vede più da giorni; siamo dei ragazzi che vedono passare una macchina, “una di quelle da ricchi”, mentre lascia cadere il tesserino dell’Onorevole.

Trasportata dalla voce di Ottavia Piccolo e dal testo di Massini, ad un certo punto, ho sentito di dover chiudere gli occhi per poter vedere meglio lo spettacolo.

Francesca