Camilla, del laboratorio “Che i piedi corrano, gli occhi vedano”, propone una recensione per parlare dello spettacolo Il fuoco era la cura di Sotterraneo, visto il 6 dicembre 2024 al Teatro Arena del Sole.

(Foto di Masiar Pasquali)
Dal cinque all’otto dicembre la compagnia teatrale Sotterraneo ha portato in scena all’Arena Del Sole a Bologna lo spettacolo Il fuoco era la cura, liberamente ispirato al libro Fahrenheit 451 di Ray Bradbury.
In un mondo distopico, i libri sono vietati perché rappresentano una minaccia per il controllo della società. Le autorità cercano di eliminare ogni forma di pensiero che possa mettere in discussione l’ordine stabilito. Bradbury esplora i pericoli della censura e come essa limiti la crescita individuale e collettiva.
Gli attori della compagnia si identificano con i personaggi del romanzo in vario modo: a volte mettono in scena il romanzo seguendo il filone narrativo della storia; altre volte adottano la prospettiva di chi consuma e desidera leggere quella storia, analizzandola e portando nuovi elementi chiave. Tutto ciò, a livello tecnico, attraverso scene particolarmente incisive, con un uso molto forte della musica che, nel mio caso, ha fatto risuonare ancora di più tanti elementi su cui interrogarsi sia personalmente che come comunità.
Molto importante la scelta di volere inserire questioni importanti come: il desiderio assopito della cultura, la censura e il controllo della conoscenza, la superficialità che aleggia in una società del genere, il potere delle idee, il viaggio di consapevolezza del protagonista Montag. In questo modo si tenta di far luce su fatti reali su cui ogni giorno ognuno di noi si imbatte.
Coerentemente con i temi trattati, la scenografia, con pochi elementi ma ben studiati, è riuscita a trasportare il pubblico in un’isola desolata, anche tramite l’uso di due schermi a proiettare frasi che accrescono, nello spettatore, quell’inquietudine ma anche quella voglia di riscatto e di azione.
Uno spettacolo alternativo, insolito, che cerca in ogni parola e movimento di coinvolgere il pubblico in una storia di cui siamo parte. La capacità di questo spettacolo di comunicare e fare immergere lo spettatore nella storia è simile al richiamo rispetto quello che leggiamo, vediamo e cogliamo con i nostri sensi, in situazioni di vita dove il solo annusare con il nostro naso un libro immaginando nella nostra mente tutto il contesto è un opportunità che non tutti hanno o possono avere e che, quindi, è bene preservare.
Camilla Taurone