Impressionismo: tra macchie sonore e cromatismi

Il 9 luglio all’interno del Cortile dell’abbazia di Pomposa, ERF ha proposto il recital pianistico di Giovanni Umberto Battel, interprete di grande esperienza e fluidità espressiva attivo da molti anni in campo artistico. Con un excursus interamente dedicato allo stile francese del ‘900, la cosiddetta corrente “impressionista”è andata a insinuarsi caldamente nell’animo di ogni spettatore sullo sfondo di un’atmosfera intima e trasognata. Il merito lo dobbiamo senz’altro alla scelta di un programma ambizioso, virtuoso ma anche riflessivo e penetrante nel suo linguaggio astrale e onirico; è noto infatti che le musiche di Ravel e Debussy prendano forma attraverso immagini più o meno tangibili sulla base di un’idea.

La Suite Bergamasque, brano di apertura del concerto, ha risentito di una modesta fluidità esecutiva rispetto al repertorio successivo, per via di un faticoso dialogo tra la musica in 4 movimenti e l’orecchio esterno della platea. Invero lo spettatore medio non è avvezzo alla forma frammentata, danzante e diversificata della suite. Ingegnosa, multiforme, bipolare, essa rappresenta l’evoluzione di un unico linguaggio musicale attraverso svariate forme canoniche di danza; tempi lenti si susseguono in contrasto con i tempi veloci instaurando un filo conduttore fantasioso e surreale, senza mai trascendere la struttura canonica di impianto. Il valzer rappresenta invece il respiro, la libertà e l’eleganza in un tempo ternario di incessante ridondanza e al contempo il dialogo con la flessibile morbidezza della linea melodica.

Dunque è opportuno farsi cullare da un ascolto unitario senza applausi tra un brano e l’altro, per non veicolare il messaggio musicale insito nelle linee melodiche di Debussy. Il pubblico è stato partecipe e disinvolto, ma a tratti disinibito e scomposto poiché tali  interventi superflui sono stati fonte di disturbo e intralcio all’esecuzione. Più sentito e intrigante il secondo frangente di programma, sia in termini di ricchezza espressiva che in termini di fluidità esecutiva dell’interprete, poiché l’interessante parallelismo instauratosi tra il valzer e la suite è stato valorizzato ampiamente dalla maturità interpretativa che caratterizza la sua personalità musicale.

La trascrizione e rivisitazione de “La Valse” ha fornito un portale di apertura verso un linguaggio ancora più intriso di dettagli e sfumature, tralasciando però la pedanteria di una esecuzione canonica per far leva sulla genuinità e curiosità del pubblico.

In relazione all’esperienza sul palco, il pianismo di Battel è stato messo alla prova dalla presenza di considerevoli rompicapi tecnici della prassi esecutiva raveliana, tuttavia egli ha saputo ponderare le difficoltà con assoluto distacco da ogni agente di condizionamento esterno senza rinunciare alla sua sensibilità artistica. I volteggi sul tempo ternario e le sonorità rarefatte hanno creato un clima di trance suggestiva in bilico tra equilibrio formale e mistero, nella cornice della più raffinata arte antica del VII secolo.

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