Storie famigliari e moltitudine scenica. “Rompere il ghiaccio” di Oht

Una catasta di tavoli e tabelloni regna al centro della scena. È l’inizio di Rompere il ghiaccio, spettacolo di Filippo Andreatta.


Magda, attrice di madrelingua tedesca, recita nello spettacolo la storia delle origini di Andreatta attraverso le lettere che si mandavano i suoi nonni.

Delle campane usate per creare una melodia che accompagni poi la voce di Magda; il fumogeno verde acceso da Filippo durante lo spettacolo; la catasta di tavoli, smontata successivamente rivelando così delle cartine attaccate ai tabelloni: nonno Enrico era un cartografo infatti; la voce dell’attrice e il suo canto, sono molti gli elementi usati in questo spettacolo, tutti importanti, che creano l’atmosfera adatta per il racconto.

Nella narrazione, inoltre, vi è l’unione di vari temi. Le lettere dei nonni non riguardano solo la storia famigliare di Filippo, ma anche il contesto storico politico che ha condizionato le vite di nonno Enrico e nonna Elsa, costretti a separarsi in seguito all’accusa di comunismo su di lui. Un secondo tema è poi lo spostamento del confine Italia-Austria dovuto allo scioglimento del ghiacciaio Grafferner.

A questo punto mi sono chiesta: qual è il significato di tutti questi elementi scenici usati sul palco? Una tale moltitudine mi ha creato un po’ di confusione, perché appariva forse scollegata dal racconto, ma mi ha allo stesso tempo incuriosito, aiutandomi a mantenere la concentrazione costante e alta durante tutto lo spettacolo.

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